L’istituto

Una storia cominciata nel 1869
Da 150 anni l’Istituto “Riccati-Luzzatti” svolge un ruolo fondamentale nella preparazione della classe dirigente di Treviso e dei territori limitrofi.
L’Istituto nacque costituito di tre sezioni: agronomia e agraria, commercio – amministrazione e ragioneria, costruzioni e meccanica che, integrati gli studi con qualche altra disciplina come il latino, consentivano l’accesso agli studi superiori di veterinaria, chimico-farmaceutici e di matematica.
I primi tre corsi dell’Istituto Tecnico e Professionale della Provincia di Treviso, istituiti per iniziativa della Provincia, presero il via il 6 settembre 1869, con sede a Palazzo Scotti: gli iscritti furono in quell’anno 19! L’Istituto fu intitolato a Jacopo Riccati nel 1885.
Il 12 luglio 1902 l’Istituto assunse il nome di Istituto Tecnico Provinciale Pareggiato, acquisendo un carattere di più elevata formazione. Continuò ad avere sede a Palazzo Scotti fino al 1923, allorché fu costruito l’edificio attuale in piazza della Vittoria (allora  piazza Bressa, non essendo ancora costruito il monumento ai caduti).
Il “Riccati” fu costruito laddove sorgevano il convento dei Gesuati e la loro chiesa di S. Maria del Gesù e fu inaugurato l’11 novembre 1923. L’annuario del 1923 indicava ancora la presenza di tre sezioni: agrimensura, commercio-ragioneria e fisico-matematica, eliminata qualche anno dopo.
A partire dall’anno scolastico 1933/34 fu introdotta la riforma che trasformò il “Riccati” in Istituto Tecnico Commerciale ad Indirizzo Amministrativo e per Geometri, quale rimase fino al 1968, allorché i geometri divennero Istituto autonomo dando vita al “Palladio”.
Via via le sedi staccate del “Riccati” nella provincia ebbero un incremento tale da richiedere l’autonomia e nacquero così i vari Istituti Commerciali di Montebelluna, Castelfranco, Oderzo, Conegliano. Anche nella città di Treviso la principale succursale divenne autonoma nei primi anni Settanta, dando vita all’Istituto Tecnico Commerciale “Luigi Luzzatti”.
A partire dagli anni Ottanta sia il “Riccati” sia il “Luzzatti” avviavano progetti sperimentali in grado di rendere più moderna e qualificata la proposta formativa.
La riunificazione del 2003 ha consentito di realizzare una importante sinergia di risorse, una pluralità e ricchezza di percorsi e di specializzazioni in campo giuridico-economico quale non si rintraccia in altri Istituti.
Perciò già adesso, il “Riccati-Luzzatti” è pronto ad accogliere le innovazioni che saranno introdotte dal prossimo riordino degli istituti tecnici.

Palazzo Bressa

La sede attuale fu inaugurata nel 1923, l’11 novembre, giorno genetliaco di Vittorio Emanuele III, re d’Italia. Le righe che seguono sono ricavate dal saggio Dopo 55 anni di vita, del prof. A.A. Michieli, pubblicato nel 1° Annuario dell’Istituto Tecnico Provinciale Pareggiato “Jacopo Riccati” di Treviso (1869-1923), stampato nell’anno dell’inaugurazione.
Non bastando, nel 1907, le aule del Palazzo Scotti per tutti gli allievi dell’Istituto, il Comune provvide ad ospitarli nella vicina Casa Saccardo e nel 1918, essendo questa venduta alla Società dei Telefoni, in un vecchio e sgangherato edificio di Rivale Filodrammatici.
Provincia e Comune s’erano preoccupati da tempo del problema dei locali ed avevano deciso, con un vero atto di munifico coraggio, la costruzione di un nuovo, grandioso edificio per uso del nostro Istituto. Tale edifico fu principiato addì 1° marzo 1920 e fu ideato in modo che allievi ed insegnanti, laboratori e materiale scientifico potessero trovarsi a loro completo agio.
Per la posa della prima pietra il professor Adriano Augusto Michieli, insegnante di storia e geografia dal 1903 e in seguito preside dell’Istituto, preparò la pergamena qui sotto riportata integralmente:

Regnando S. M. Vittorio Emanuele III di Savoia, nell’anno di grazia 1920, addì 1° marzo alle ore 10, alla presenza delle Autorità e Rappresentanza qui sottoscritte, per iniziativa dello Spettabile Comune della Città e dell’Onorevole Consiglio Provinciale, veniva solennemente posta la prima pietra del nuovo edificio per l’istituto Tecnico Provinciale Pareggiato «Jacopo Riccati», la cui costruzione era stata deliberata addì 4 marzo 1914.
Padrino religioso della cerimonia fu S. E. R.ma Mons. Longhin, Vescovo della Diocesi, che benedì col santo rito d’uso l’area e i fini dell’opera. E possa pel bene comune abitare sempre in essa l’anima della fede cantata da Dante e sublimata da Galilei..
L’edificio si costruisce su disegni del Cav. Remo Milani, Ingegnere Municipale, e sotto la direzione dell’Ing. Fausto Barbieri, dalle maestranze della Ditta Pasqualin e Vienna, su l’area che fu già del signorile Palazzo dei Bressa, disegnato dal Lombardi, e della vecchia Chiesa del Gesù che raccoglieva le tombe gentilizie di non poche famiglie.
Terreno pieno di storie e di memorie, su cui passarono uomini d’arme e di mercanzia, principi e popolani, attori vivaci di vicende diverse e su cui è lieto auspicio che sorga una costruzione consacrata agli studi e alla gioventù, poiché dal passato scende il presente e si crea con esso l’avvenire. Sia questo per l’amata Treviso, per la nobile e forte Provincia, per la nostra santa Patria, quale nel desiderio, nell’amore, nel volere di chi ideò il nuovo edificio fu e sarà la compagine sua, cioè luminoso e tetragono, armonico e sicuro e all’euritmia delle pietre corrisponda ora e sempre, pel bene comune, quella degli spiriti.
Sia la vita di questa Scuola una costante, georgica stagione di lavoro e di semine, di potature e di rincalzi. Raccolgano via via le messi e le frutta i genitori amorosi, i concittadini fedeli, la nazione più pensosa e più memore. E siano frutti di vita per tutti. A chi li avrà coltivati vada la gioia di vederli, poiché solo ne sarà degno chi la conseguirà. E dalle aule disciplinate esca per le vie della Patria una gioventù sempre più degna del nome santo d’Italia.
Imis haerens ad suprema!
Treviso, questo 1° marzo 1920

La nostra storia comincia… da San Bernardino da Siena che nel 1423 predicò a Treviso nella piazza del Carrubio (oggi si chiama Piazza dei Signori). San Bernardino diffuse in particolar modo la devozione al Nome di Gesù, testimoniata dal monogramma di Cristo (IHS) che si trova affrescato o scolpito sulle facciate di molte case. E’ assai probabile che al suo passaggio sia collegato l’arrivo in città dei Frati Minori (i frati “osservanti” della Regola originaria), i quali si installarono in un un edificio, in località San Lazzaro, che, secondo una credenza popolare, era stato un lazzaretto. Nel 1435 i frati edificarono, nella stessa località, una chiesa che dedicarono a Santa Maria del Gesù, rispettando la tradizionale devozione mariale dei frati francescani osservanti e la nuova devozione al Nome di Gesù introdotta da San Bernardino.
Poi scoppiò la guerra di Cambrai… e per difendere Treviso, e di conseguenza Venezia, dalle truppe francesi, il governo della Serenissima Repubblica di San Marco mandò il francescano Giovanni da Verona, detto Fra’ Giocondo (conosciuto per la sua attività di idraulico e di ingegnere militare) a dirigere i lavori di costruzione delle mura. Egli progettò un sistema idraulico di difesa della città ma anche la spianata dei borghi fuori mura per la profondità di un miglio, perché i nemici non vi trovassero riparo. Era il 1513 quando il convento degli Osservanti e la Chiesa di S. Maria del Gesù furono abbattuti; i frati furono alloggiati in città nella Chiesa di Santo Stefano e ottennero, dal Consiglio dei Trecento, di poter costruire un nuovo convento e una nuova chiesa in piazza Bressa.
La costruzione iniziò nel 1514, il 7 di gennaio, ma fu completata solamente nel 1572, la consacrazione a Santa Maria del Gesù avvenne il 27 di luglio, a causa di numerose liti con le chiese vicine. Chi ebbe in passato la ventura d ivderla nel suo pieno splendore, scrive di una chiesa divisa all’interno in tre navate da imponenti colonne doriche e di notevoli affreschi opera di Lodovico Fiumicelli, Lorenzo Lotto, Lodovico Pozzoserrato, Ascanio Spineda, Paris Bordon. Nelle cappelle laterali erano le tombe delle famiglie più notabili di Treviso, i Sugana, gli Spineda, i Da Noal, i Barisani.
La fortuna della chiesa di Santa Maria del Gesù mutò con l’occupazione napoleonica. Chiusa al culto nel 1810, fu continuamene manomessa per essere adibita a carcere, a caserma (nella foto la chiesa è circondata da cavalli e soldati), a sede dei pompieri. Finchè nel 1913 fu definitivamente demolita per far posto al nuovo edificio dell’Istituto Tecnico Provinciale.

Chiesa del Gesù

Santa Maria del Gesù

La nostra storia comincia… nel 1326, quando venne chiamato a Treviso un celebre medico bresciano, Bettino Bettignoli, il quale si stabilì poi in città. Come accadeva a quel tempo a tutte le famiglie provenienti da fuori città, la famiglia fu sempre più frequentemente chiamata con il nome del luogo di origine, finché rimase solamente il nome di Bressa. Venceslao Bressa, nel 1493, volle legare la fama della casata ad un grande palazzo che ne celebrasse la ricchezza e la potenza. Che si trattasse di un Palazzo degno di un sovrano è testimoniato dal fatto che esso fosse utilizzato dalla Repubblica Veneta per ospitarvi i personaggi di riguardo di passaggio per la città: nel 1574 vi fu ospitato Enrico III, re di Francia.
La potenza dei Bressa raggiunse l’apice nel 1652, quando la famiglia fu aggregata al Patriziato veneziano, sebbene al prezzo di 100.000 ducati. Da allora i Bressa abitarono alla Ca’ d’Oro, la nuova sontuosissima residenza costruita in Venezia. Cominciò tuttavia anche il tracollo economico. Tanto che nel 1674 i Bressa, un tempo ricchissimi e potenti, dovettero vendere gli arredi del palazzo per ripianare i debiti fiscali.
Nel 1764 gli eredi rifiutarono l’eredità del palazzo, a causa degli enormi debiti che gravavano su di esso. Ai guasti dell’abbandono si aggiungensero ben presto i danni provocati dalle truppe francesi, austriache e anche russe, che vi si acquartierarono. L’ultimo proprietario acquistò il palazzo esclusivamente per spogliarlo di tutto il materiale asportabile. Completata la demolizione, l’area del palazzo fu donata nel 1826 al Comune, il quale vi ricavò una piazza, quella piazza Bressa che sarebbe poi divenuta piazza della Vittoria.

 

 

Riccati-Luzzatti

 

 

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